13/10, Oltre le medaglie. Intervista a Lorenzo Cassioli

Campione europeo, vice-campione mondiale: i sacrifici e le emozioni di un universitario che vive per lo sport

Nonostante i frequenti spostamenti da Bologna – città in cui vive e in cui frequenta l’Università – a San Benedetto del Tronto, nelle Marche, dove vive Francesco Carboni il suo allenatore, Lorenzo Cassioli ha volato verso traguardi sportivi internazionali facendo trionfare la forza di volontà su tutto.
Infatti il pattinatore bolognese, studente nella Facoltà di Scienze Motorie, insieme ai due compagni della staffetta 5.000 m., ha vinto l’argento ai Mondiali di pattinaggio di velocità su rotelle. È il più recente riconoscimento di una carriera sportiva ricca di soddisfazioni: Lorenzo in tre anni ha vinto 27 medaglie tra campionati italiani, europei e mondiali: si potrebbe definire un fulmine su rotelle.
Questo campione senza dubbio è un esempio per tutti i giovani studenti universitari: è un giovane che crede ancora nei sogni, a volte anche in quelli che sembrano irraggiungibili, ma che divengono realtà impegnandosi a fondo nella preparazione e nell’allenamento.
Per capire meglio come ha fatto a raggiungere dei risultati così degni di nota, ho raggiunto Lorenzo in una mattinata autunnale in Facoltà e in un clima rilassato e informale gli ho rivolto per conto vostro qualche domanda:

Quanto è stato duro arrivare fin sul podio di un Mondiale, e quanta fatica costa preparare una gara?

E’ la voglia di migliorarsi sempre di più il vero motore, ciò che spinge un atleta a dare sempre il meglio di sé. Riprendo le parole del mio allenatore e dico: «Non bisogna guardare al risultato, ma alla prestazione».
I risultati che ho ottenuto l’anno scorso ai Mondiali di pattinaggio mi hanno dato fiducia; essere arrivato sesto nel mondo ti dà carica, e non poca… In questi anni sono giunto tra i primi cinque in tutte le gare del pattinaggio su rotelle: dal fondo ai 1.000 metri, dai 20 km alla maratona…

Agli Europei di pattinaggio, svoltisi a fine agosto a Szeged (Ungheria), hai conquistato due medaglie d’oro nei 1.000 metri individuali e nella staffetta, una d’argento nella 15.000 metri ad eliminazione, e un bronzo nella 10.000 metri a punti. Quali sono state le emozioni: della vittoria, prima, e della premiazione, poi?

Salire sul podio europeo è una esperienza indescrivibile! Dopo anni passati come juniores senza successi, ora essere arrivato al titolo europeo è un sogno! Infatti un’ernia al disco ha compromesso per 2 anni le mie prestazioni sportive da seniores. Non godendo più la fiducia dei dirigenti nazionali, non gareggiavo più. Purtroppo quando non si fa risultato è così. Ma ora mi godo la gioia della vittoria!

A tutti i tuoi compagni dell’Università e in particolare alle matricole dei Corsi in Scienze Motorie, cosa consiglieresti di fare se volessero avvicinarsi al mondo del pattinaggio a rotelle? A chi possono rivolgersi in Ateneo per avere informazioni? Ci sono strutture dell’Unibo per aiutare i giovani atleti?

Ci sono sicuramente grandi impianti come quelli del Cusb e la Record, ma per il pattinaggio a Bologna sta calando un sipario su tutto, e ciò che c’era sta scomparendo.
Non so se consigliare a un giovane di avvicinarsi a questo sport; solo se è davvero appassionato gli direi che deve continuare, nonostante tutto. Questo sport ha arricchito di significato la mia vita; forse ho tolto ore allo studio, ma ho fatto tanta esperienza.
Inoltre il pattinaggio è uno sport individuale, che plasma e aiuta a creare una personalità. Ti insegna che non tutte le cose sono facili e che i sacrifici sono il solo mezzo per raggiungere buoni risultati. Mi alleno sia a Pianoro (BO) sia a San Benedetto del Tronto e pago tanto per potermi allenare, ma le soddisfazioni sono davvero infinite.
Perciò ai più giovani dico di non mollare mai, perché rinunciare è una sconfitta sicura, solo se si persevera si uscirà dal tunnel e si vedrà la luce. Ovvio, devono esserci i presupposti: il mio allenatore è il mio punto di forza, l’ancora a cui affidarmi, la base su cui costruire.

Cosa fare allora per attirare l’attenzione sul pattinaggio a rotelle in Italia o, in generale, sugli sport minori?

Per il mio sport bisogna dire innanzi tutto che da pochi anni è cambiata la forma delle piste di pattinaggio ed in Italia ce ne sono veramente poche di nuova concezione. Inoltre in altre nazioni i pattinatori in velocità vengono trattati da professionisti, alla pari di chi pratica gli sport più famosi; ciò vuol dire che i giovani ricevono uno stipendio e vedono nel pattinaggio una possibilità di mantenersi.
Invece in Italia i giovani tendono ad abbandonare il pattinaggio, perché a loro si chiede di investire molto, senza ricevere poi quasi nulla. Venezuela, Messico, Argentina… questi ed altri stati, pur non essendo particolarmente ricchi, riescono a garantire spazi agli sport minori, assicurando loro forme di finanziamento stabili: ad esempio per legge le compagnie telefoniche devolvono a loro favore l’uno per cento degli introiti.

 

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