Turisti per sport

Crescono nel mondo le città che si candidano ad ospitare i grandi eventi sportivi. Un evento organizzato all’Università di Teramo ne illustrerà domani le ragioni; ce le anticipa Nico Bortoletto,  professore di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università abruzzese

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Dopo le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali, svoltesi a Sochi (RUS), già lo sguardo si spinge ai Mondiali di calcio, che dal prossimo 13 giugno per un mese polarizzeranno l’attenzione di miliardi di appassionati e, perché no?, di turisti. Il paese che li ospiterà, il Brasile, ha promesso una calorosa accoglienza e già ora si annuncia il tutto esaurito nei principali alberghi di Rio. Ma il turismo per ragioni sportive è un fenomeno sociale consistente, capace di generare uno sviluppo duraturo nelle città ospitanti, o si esaurirà appena i riflettori si spegneranno sul grande evento sportivo di turno?

Se ne parlerà domani 1 aprile, a partire dalle ore 11:30, nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università degli Studi di Teramo (Campus universitario di Coste Sant’Agostino, v. R. Balzarini 1 – 64100 Teramo). I Professori Andrea Ciccarelli (Statistica economica), Gabriele Gravina (Economia aziendale), Adolfo Noto (Storia delle Dottrine politiche) e Nico Bortoletto (Sociologia) animeranno sul tema una tavola rotonda, moderata da Everardo Minardi (Sociologia generale), nel corso della quale verrà presentato il Manuale di Sociologia dello sport e dell’attività fisica (di S.Martelli e Nicola Porro, FrancoAngeli, Milano 2013). La “Voce” ha chiesto all’organizzatore Bortoletto, professore di Sociologia nella Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università abruzzese, di anticiparci i contenuti principali della tavola rotonda.

1) Sono già 8 le città che, nel mondo, si sono candidate ad ospitare le Olimpiadi 2024 -tra queste, anche Roma. Lei pensa che tali candidature siano ispirate più dalla passione sportiva, o più dalla speranza di sviluppare il proprio territorio attirando turisti da tutto il mondo?

Lo svolgersi di un mega-evento sportivo in un territorio può significare molte cose. La prima di queste è senz’altro la copertura mediatica, che assicura visibilità alla località per molti giorni in tutto il mondo. Non molti oggi saprebbero dove si trova la cittadina norvegese  di Lillehammer, se nel 1994 non vi si fossero svolti i Giochi olimpici invernali. Una copertura mediatica totale, pur con tutti i rischi del caso, rappresenta il sogno di ogni amministrazione locale, e ciò per tre  ragioni.

In primo luogo è un’occasione per realizzare un piano straordinario di interventi urbani, al fine di richiamare ed accogliere degnamente atleti, dirigenti e tecnici sportivi, e turisti, che provengono da tutto il mondo. Ad esempio nel 2006 per la gestione dei Giochi olimpici invernali Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, ricevette poteri straordinari per realizzare numerose opere e servizi, che hanno trasformato il volto del capoluogo piemontese. In secondo luogo un flusso rilevante di capitali, pubblici e privati, vengono convogliati presso i luoghi dell’evento, con quanto ne consegue in termini di visibilità politica, economica e sociale. Una terza ragione è la creazione di consenso, spesso proprio a partire dalla passione sportiva. Questo consenso politico, se ben gestito, rappresenta un bene rilevante soprattutto per via degli effetti a lungo termine, che scavalcano la semplice durata dell’evento sportivo e che possono innescare processi di sviluppo, destinati a cambiare sia il tessuto sociale, sia quello economico della città ospitante.

2) Secondo lei si può essere turisti per … sport? e sportivi facendo turismo?

Senz’altro. Il turismo sportivo, vissuto sia da spettatori sia da atleti,  è una delle nuove frontiere del turismo.  Mentre il turismo sportivo degli spettatori è assai diversificato, e va da presenze brevi per una singola competizione, del tipo «mordi e fuggi», fino a permanenze medie e lunghe e/o a veri e propri viaggi organizzati, altro discorso è rappresentato dal turismo sportivo definibile come attivo.

Il corpo del turista, così come quello dello sportivo, sono eminentemente dei corpi sociali. In essi troviamo una continua costruzione e decontrazione di significati, che portano a continui modellamenti dell’io, in una sorta di circolarità infinita tra i due poli. Il turismo sportivo attivo rappresenta uno dei passaggi forse più significativi dello sviluppo di un nuovo sistema turistico. Meno ombrelloni e più biciclette (da corsa).

Maneggiare adeguatamente questo nuovo modello di turismo, significa ridurre l’impatto del turismo sull’ambiente, ripensare in una chiave di sostenibilità sociale alcune infrastrutture dei luoghi, invitare le persone ad una vita più attiva, più salutare.

3) Quale suggerimento si sente di dare a chi sta organizzando la candidatura di una città ad ospitare un grande evento sportivo?Quale sarebbe la prima e più importante scelta da compiere per salvare i valori dello sport e, al contempo, per assicurare un bilancio positivo per l’azienda turistica locale?

Lo sport è una istituzione sociale e in quanto tale –come Norbert Elias insegna– è mera espressione della società che tale istituzione produce. I valori sono una mera espressione del criterio di giudizio che una comunità usa per approvare o disapprova le azioni dei propri componenti.

In questo senso lo sport è una istituzione in continua trasformazione. Certo, si può legittimamente ancorare lo sport a valori quali, ad esempio, la lealtà nel competere, l’olimpismo e il tendere con tutto se stessi alla vittoria; ma il rischio di costruire un castello senza fondamenta sociali è grande. Bisogna osservare lo sport per ciò che è, in una data società e in un particolare momento storico. Non è molto utile comparare una partita di calcio del nostro campionato con i giochi del Naadam mongolo. Chiarito questo è però possibile agire, nell’organizzare una manifestazione,  per rappresentare al meglio lo sport come un’occasione per ripensare i luoghi e le opportunità di vita sociale.

Per questo gli organizzatori devono, in linea di massima, lavorare più con le comunità, che  sulle comunità. E’ relativamente utile investire somme rilevantissime in infrastrutture poco compatibili, oltre che con l’ambiente, anche con la vita della comunità. Altrimenti, dopo l’evento, restano strutture sportive inutilizzate, che, oltre a rappresentare un evidente spreco di denaro pubblico, potranno generare  un impatto negativo sulla percezione che tale comunità ha di se. Il trampolino olimpico di Pragelato e relativo Hotel abbandonato, per stare in Italia, rappresentano un buon metro di misura per comprendere la necessità di progettazioni sostenibili degli eventi stessi. E per fare questo è sempre necessario coinvolgere –con strumenti consultivi adeguati– le comunità nella progettazione dell’evento.

Informazioni sempre aggiornate su attività ed eventi nelle Scienze dello Sport dell’Università di Bologna  si possono trovare nel sito web dello SportComLab dell’“Alma Mater” all’indirizzo: http://www.sportcomlab.it.

Stefano Martelli

Ordinario di Sociologia dei Processi culturali e comunicativi

presso i CdS in Scienze Motorie

Responsabile dello SportComLab dell’Alma Mater

Per ulteriori informazioni riguardanti l’evento è possibile contattare il Dott. Alberto Basalù: vocescienzemotorie@unibo.it

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